Vedere un cane o un gatto che non riesce più a muovere una parte del proprio corpo può essere difficile. La prima reazione dell’essere umano è spesso quella di pensare a tutto ciò che quell’animale non potrà più fare.
Ma la paralisi non significa necessariamente la fine di una vita serena.
Un animale può adattarsi alla perdita totale o parziale della mobilità molto più di quanto immaginiamo. Con assistenza veterinaria, un ambiente adeguato, alcuni ausili e soprattutto una corretta gestione quotidiana, molti animali con disabilità motorie possono continuare a mangiare con appetito, giocare, cercare il contatto, esplorare l’ambiente e partecipare alla vita della famiglia.
La cosa più importante è comprendere di quale tipo di paralisi si tratta e quali funzioni siano realmente compromesse.
Non tutte le paralisi sono uguali
Con il termine “paralisi” descriviamo in realtà condizioni molto differenti.
Un animale può avere una riduzione della forza e del controllo degli arti, una paralisi completa degli arti posteriori, il coinvolgimento di un solo arto oppure, nei casi neurologici più importanti, una compromissione molto più estesa.
Occorre inoltre distinguere tra perdita della capacità di movimento e perdita della sensibilità.
Un animale che non riesce a muovere una zampa può conservare sensibilità e percezione del dolore. In altre condizioni entrambe possono essere compromesse. La presenza della cosiddetta sensibilità dolorifica profonda è uno degli elementi utilizzati dal veterinario neurologo per valutare la gravità di alcune lesioni spinali e formulare una prognosi.
Per questo motivo non bisogna mai cercare di verificarla autonomamente pizzicando o comprimendo le zampe dell’animale: la valutazione neurologica deve essere eseguita dal veterinario.
La prima cosa da fare: capire la causa
La paralisi non è una malattia unica, ma un sintomo.
Può essere conseguenza di un trauma, di una patologia dei dischi intervertebrali, di una lesione del midollo spinale o dei nervi periferici, di alcune patologie degenerative, vascolari, infiammatorie o neoplastiche e di altre condizioni neurologiche.
La prognosi cambia enormemente a seconda della causa.
In alcuni casi il recupero può essere considerevole; in altri la disabilità può diventare permanente. In determinate patologie spinali, inoltre, la rapidità dell’intervento veterinario può influenzare significativamente le possibilità di recupero.
Una paralisi comparsa improvvisamente deve quindi essere considerata un’urgenza veterinaria, soprattutto quando è conseguenza di un trauma o quando i sintomi stanno rapidamente peggiorando.
Come comportarsi con un animale paralizzato
La prima regola è forse la più semplice: continuare a trattarlo come l’animale che conosciamo.
Una disabilità motoria non significa necessariamente perdita dell’interesse verso ciò che lo circonda.
Se cerca il contatto, accarezziamolo. Se vuole partecipare alla vita della casa, permettiamoglielo in sicurezza. Se ama stare vicino alla famiglia, non isoliamolo semplicemente perché necessita di maggiore assistenza.
È importante osservare i suoi segnali: appetito, curiosità, desiderio di interazione, qualità del sonno, interesse per l’ambiente, eventuali manifestazioni di dolore o disagio.
La sua vita non deve trasformarsi esclusivamente in una successione di cure.
Paralisi parziale: favorire il movimento senza forzarlo
Quando una parte della capacità motoria è conservata, l’obiettivo è generalmente sfruttare ciò che l’animale riesce ancora a fare, evitando contemporaneamente cadute e ulteriori lesioni.
Su indicazione veterinaria possono essere utilizzati pettorine di sostegno, imbracature posteriori o fasce che consentono alla persona di sostenere parte del peso dell’animale mentre cammina.
Anche l’ambiente domestico può essere adattato.
I pavimenti molto scivolosi possono diventare un problema: tappeti e superfici antiscivolo possono permettere all’animale di trovare maggiore stabilità. Rampe con una pendenza adeguata possono sostituire alcuni gradini e gli spazi più utilizzati possono essere organizzati affinché acqua, cibo e cuccia siano facilmente raggiungibili.
L’esercizio, però, non deve essere improvvisato.
Un programma di riabilitazione veterinaria può comprendere esercizi terapeutici, mobilizzazione delle articolazioni, massaggi, attività assistita e, quando indicata, idroterapia. L’obiettivo può essere recuperare una parte della funzione oppure, quando questo non è possibile, preservare muscoli e articolazioni e migliorare il comfort.
Paralisi degli arti posteriori: carrellini e sistemi di sostegno
Quando gli arti anteriori sono funzionanti ma quelli posteriori non permettono più di sostenere il corpo, un carrellino progettato correttamente può restituire all’animale una parte importante della propria autonomia.
Non è però sufficiente acquistare semplicemente un dispositivo della dimensione apparentemente corretta.
Il carrellino deve essere adeguato alla struttura dell’animale e alla sua condizione clinica. Altezza, lunghezza, punti di appoggio e distribuzione del peso devono essere corretti per evitare sfregamenti, posture anomale e sovraccarichi.
Non deve inoltre diventare il luogo in cui l’animale trascorre l’intera giornata.
Il carrellino è uno strumento per muoversi, esplorare e interagire. L’animale deve avere anche momenti di riposo su superfici confortevoli.
Per alcuni cani e gatti di piccola taglia possono essere utili anche imbracature e supporti che consentono di accompagnarli durante gli spostamenti.
Paralisi più estesa: quando l’autonomia è molto ridotta
Un animale che non riesce a cambiare autonomamente posizione necessita di un’assistenza maggiore.
Una delle priorità è evitare le lesioni da pressione.
La permanenza prolungata nella stessa posizione può provocare piaghe soprattutto nelle zone in cui le ossa sono maggiormente a contatto con la superficie, come anche e gomiti.
È quindi importante utilizzare cucce morbide e ben imbottite, mantenere la superficie asciutta e pulita e cambiare periodicamente posizione all’animale secondo le indicazioni ricevute dal veterinario.
Anche semplicemente trasferirlo durante la giornata in punti diversi della casa, quando possibile e sicuro, può offrirgli stimoli e permettergli di partecipare maggiormente alla vita familiare.
Un problema spesso sottovalutato: vescica e intestino
Alcune paralisi compromettono anche il controllo della minzione e della defecazione.
Un animale che bagna la traversina o la cuccia non necessariamente sta svuotando correttamente la vescica: può verificarsi una perdita per eccessivo riempimento.
Questo aspetto deve essere valutato dal veterinario.
Quando l’animale non riesce a urinare autonomamente, può essere necessario effettuare lo svuotamento manuale della vescica più volte durante la giornata. La tecnica deve essere insegnata direttamente dal veterinario o dal personale sanitario: non è opportuno impararla semplicemente osservando un video online o tentando autonomamente.
Una vescica che non viene svuotata correttamente può favorire infezioni e altre complicazioni.
Anche l’igiene è fondamentale. Urina e feci mantenute a lungo a contatto con la pelle possono provocare irritazioni e lesioni.
Eventuali pannolini devono quindi essere utilizzati con attenzione e cambiati molto frequentemente: non possono sostituire la corretta gestione della minzione.
Proteggere zampe e pelle
Un animale che trascina gli arti può ferirsi senza che il problema venga immediatamente notato, soprattutto quando la sensibilità è ridotta.
Le zampe, le dita, le anche e tutti i punti sottoposti a sfregamento dovrebbero essere controllati quotidianamente.
Rossore, abrasioni, gonfiore, cattivo odore, secrezioni o cambiamenti della pelle meritano attenzione.
Esistono protezioni e ausili specifici, ma anche in questo caso devono essere scelti in funzione della condizione dell’animale: una protezione inadatta può creare nuovi punti di pressione invece di risolverli.
Movimento passivo e fisioterapia
Quando un animale non utilizza normalmente un arto, muscoli e articolazioni possono progressivamente perdere tono e mobilità.
La riabilitazione veterinaria può aiutare a contrastare questo processo.
Tra le tecniche utilizzate esistono esercizi di mobilizzazione passiva, nei quali le articolazioni vengono mosse delicatamente senza richiedere una contrazione attiva dei muscoli.
Ma “muovere le zampe” non significa semplicemente fletterle e distenderle a caso.
Il tipo di esercizio, la frequenza e l’ampiezza del movimento devono essere stabiliti da un professionista, perché determinate condizioni richiedono precauzioni specifiche e una manipolazione sbagliata può essere controproducente.
Cibo, acqua e peso corporeo
Un animale con mobilità ridotta consuma generalmente meno energia di un animale molto attivo.
Mantenere un peso corporeo adeguato diventa particolarmente importante: ogni chilogrammo in eccesso significa maggiore peso da sostenere durante gli spostamenti assistiti e maggiore pressione sulle zone di appoggio.
Acqua e cibo devono essere facilmente raggiungibili.
Se l’animale ha difficoltà a mantenere una posizione adeguata per mangiare o bere, il veterinario può suggerire supporti o modalità di alimentazione differenti.
L’appetito rimane inoltre uno degli elementi utili per osservare quotidianamente il suo benessere generale.
Quanto può vivere un animale paralizzato?
Non esiste un’aspettativa di vita media valida per tutti gli animali paralizzati.
La paralisi descrive una condizione funzionale, non una singola malattia.
Un animale con una lesione stabilizzata e senza altre patologie importanti può trovarsi in una situazione completamente diversa rispetto a un animale la cui paralisi deriva da una malattia progressiva.
Per questo la domanda più utile non è soltanto:
“Quanto può vivere?”
ma anche:
“Come sta vivendo?”
Se il dolore è controllato, l’animale mangia, riposa, cerca interazione, mostra interesse per ciò che accade intorno a lui e le eventuali complicazioni vengono correttamente gestite, la perdita della capacità di camminare non significa automaticamente perdita della qualità della vita.
In molti casi la disabilità motoria può essere gestita nel lungo periodo.
Saranno la patologia che l’ha provocata, l’età, le condizioni generali dell’animale e l’eventuale comparsa di complicazioni a incidere maggiormente sulla prognosi.
Osservare ciò che l’animale ci comunica
Noi esseri umani tendiamo inevitabilmente a immaginare come ci sentiremmo al suo posto.
Ma un animale non necessariamente vive la propria condizione attraverso gli stessi pensieri.
Ciò che possiamo osservare sono i suoi comportamenti.
Un animale che aspetta il pasto, cerca una carezza, si interessa agli odori durante una passeggiata con il carrellino, segue con gli occhi la propria persona, vuole stare insieme agli altri o continua a manifestare curiosità ci sta fornendo informazioni importanti sulla propria qualità di vita.
Allo stesso modo dobbiamo ascoltare i segnali negativi: dolore persistente, difficoltà respiratorie, perdita prolungata dell’appetito, infezioni ricorrenti, piaghe difficili da controllare, forte agitazione o progressiva perdita di interesse verso l’ambiente richiedono una nuova valutazione veterinaria.
La disabilità richiede organizzazione, non pietà
Prendersi cura di un animale paralizzato può essere impegnativo.
Significa organizzare gli spazi, imparare alcune procedure, controllare frequentemente la pelle, occuparsi dell’igiene, utilizzare eventuali ausili e programmare visite e riabilitazione.
Ma significa anche scoprire quanto un animale possa adattarsi a una nuova condizione.
Non dobbiamo chiedergli di essere ciò che era prima.
Dobbiamo aiutarlo a utilizzare nel modo migliore ciò che può ancora fare.
Una zampa che funziona, due zampe che funzionano, un carrellino, una pettorina di sostegno o semplicemente le nostre braccia possono diventare strumenti attraverso i quali continuare a esplorare il mondo.
Perché non poter camminare come prima non significa necessariamente aver smesso di voler vivere, conoscere, mangiare, giocare o stare accanto alla propria famiglia.
A volte siamo noi esseri umani a vedere per prima la disabilità.
Loro, molto più semplicemente, cercano ancora il modo di andare avanti.
Nota importante: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la valutazione di un medico veterinario. Una paralisi, soprattutto se comparsa improvvisamente, richiede sempre una valutazione professionale per identificarne la causa, stabilire la terapia e definire il programma di assistenza e riabilitazione più appropriato.
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