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Ares, tre giorni senza acqua né cibo: quando a tradire è proprio l’essere umano di cui si fidava

Ares è stato lasciato solo per circa tre giorni in un appartamento di Bologna, senza acqua né cibo. I suoi latrati hanno allertato i vicini e permesso l’intervento della Polizia Locale. L’ennesima vicenda che dimostra come gli animali vengano ancora trattati come oggetti sacrificabili, anziché come membri reali della famiglia.

Pubblicato: 15/08/2026

Il cane è stato trovato solo in un appartamento di Bologna, in condizioni di evidente sofferenza. Il proprietario sarà denunciato per l’ipotesi di maltrattamento di animali. Una vicenda che ripropone una domanda ormai inevitabile: perché continuiamo a considerare gli animali presenze sacrificabili?

Per circa tre giorni Ares è rimasto completamente solo all’interno di un appartamento di Bologna. Non aveva acqua, non aveva cibo e, secondo quanto rilevato durante l’intervento, si trovava in condizioni di evidente sofferenza.

A salvarlo sono stati i suoi latrati e i suoi ululati.

Le richieste disperate del cane hanno attirato l’attenzione dei residenti di una palazzina di via Luigi Rasi, nel quartiere San Donato-San Vitale. Preoccupati per quei versi continui provenienti da un appartamento al secondo piano, i vicini hanno contattato la Centrale Radio Operativa della Polizia Locale.

Gli agenti del reparto Navile sono intervenuti intorno alle 15:30 e hanno accertato la presenza di un cane meticcio, con caratteristiche simili a quelle di un husky, lasciato solo all’interno dell’abitazione.

Quel cane si chiama Ares.

Tre giorni completamente solo

Dalle prime verifiche, Ares sarebbe rimasto incustodito e privo di un’assistenza adeguata per circa tre giorni.

Attraverso le banche dati dell’Anagrafe Canina e della popolazione residente, gli agenti sono riusciti a identificare il proprietario: un ragazzo di 26 anni che, contattato telefonicamente, ha dichiarato di trovarsi fuori città.

Il giovane ha autorizzato l’accesso all’appartamento. Sul posto è intervenuto anche il personale veterinario dell’AUSL, che ha riscontrato un quadro di grave degrado igienico-sanitario e, soprattutto, l’assenza di acqua e cibo a disposizione dell’animale.

Dopo aver informato il pubblico ministero di turno, gli agenti sono entrati nell’abitazione grazie alle chiavi consegnate da una parente del proprietario.

Ares è stato sottoposto a sequestro giudiziario preventivo e trasferito al canile di Castel Maggiore, dove è stato affidato a personale specializzato per ricevere assistenza e cure adeguate.

Il proprietario sarà denunciato all’Autorità giudiziaria per le responsabilità del caso, mentre l’ipotesi di reato formulata dagli agenti è quella di maltrattamento di animali. Ogni responsabilità penale dovrà naturalmente essere accertata nelle sedi competenti. La ricostruzione dell’intervento, tuttavia, restituisce già un quadro che non può lasciarci indifferenti. (Comune di Bologna)

Non era una cosa lasciata in casa

Ares non era un oggetto dimenticato in un appartamento.

Non era un giocattolo del quale ci si può stancare. Non era un elemento d’arredo da lasciare immobile fino al proprio ritorno. Era una vita completamente dipendente dalle decisioni dell’essere umano al quale era stato affidato.

Una vita capace di provare fame, sete, paura, solitudine e sofferenza.

La vicenda di Ares rappresenta l’ennesima manifestazione di una mancanza di rispetto che la nostra società continua troppo spesso a mostrare nei confronti degli animali. Li accogliamo nelle nostre case, li chiamiamo membri della famiglia, pubblichiamo le loro fotografie e cerchiamo la loro compagnia. Poi, però, qualcuno continua a comportarsi come se la loro esistenza potesse essere sospesa quando diventa scomoda.

Ma la vita di un animale non si mette in pausa.

Un cane non può aprire una porta, riempire una ciotola o telefonare per chiedere aiuto. Dipende interamente da chi ha deciso di accoglierlo. Assumersi la responsabilità di un animale significa garantire ogni giorno acqua, cibo, sicurezza, assistenza e presenza. Non si tratta di una concessione affettiva, ma di un dovere concreto.

Il tradimento della fiducia

C’è un aspetto particolarmente doloroso in storie come questa: il tradimento della fiducia.

Per un cane, il proprio essere umano rappresenta il punto di riferimento principale. È la persona dalla quale si aspetta protezione, accudimento e sicurezza. Ares aveva riposto quella fiducia proprio in chi avrebbe dovuto occuparsi di lui.

E quella fiducia, secondo la ricostruzione diffusa dalle autorità, è stata tradita.

Possiamo soltanto immaginare cosa abbia vissuto durante quelle ore interminabili. Ha atteso il rumore di una chiave nella porta. Ha probabilmente continuato a sperare che qualcuno tornasse. Quando quella porta non si è aperta, ha fatto l’unica cosa che poteva fare: abbaiare e ululare.

A salvarlo non è stata la persona dalla quale dipendeva, ma l’attenzione di alcuni vicini che hanno deciso di non ignorare il suo grido d’aiuto.

Il loro intervento dimostra ancora una volta quanto sia importante segnalare tempestivamente situazioni sospette. Davanti a latrati insistenti, animali lasciati soli per periodi prolungati o evidenti condizioni di sofferenza, voltarsi dall’altra parte può significare condannarli.

Gli animali sono parte reale della famiglia

È arrivato il momento di superare definitivamente l’idea dell’animale come proprietà della quale poter disporre senza limiti.

Un cane o un gatto non sono presenze astratte. Entrano nelle nostre case, condividono le nostre giornate, stabiliscono legami profondi e diventano parte reale della famiglia. Il fatto che non possano esprimere il proprio dolore attraverso le parole non rende quella sofferenza meno autentica.

La legge italiana ha compiuto un passaggio importante con la legge n. 82 del 2025, modificando la denominazione del titolo del Codice penale da “delitti contro il sentimento per gli animali” a “delitti contro gli animali”. Non si tratta soltanto di un cambiamento terminologico: significa riconoscere con maggiore chiarezza che a essere colpito dal reato è l’animale stesso, non semplicemente la sensibilità delle persone che assistono alla sua sofferenza. (Normattiva)

Ora questo principio deve trovare applicazione concreta e rigorosa.

Le norme devono proteggere seriamente gli animali, gli accertamenti devono essere rapidi e le conseguenze devono essere proporzionate alla gravità delle condotte. Chi accoglie un animale assume una responsabilità che non può essere abbandonata al momento di partire, andare in vacanza o cambiare programmi.

Ares ha chiesto aiuto ed è stato ascoltato

Ares oggi è al sicuro e riceverà le cure necessarie.

Questa è la parte positiva di una vicenda che avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi. Ma il suo salvataggio non deve cancellare ciò che è accaduto.

Perché nessun animale dovrebbe essere costretto a gridare per giorni prima che qualcuno riconosca il suo diritto più elementare: essere protetto dall’essere umano che aveva scelto di fidarsi.

Gli animali non sono giocattoli.

Non sono accessori da esibire quando ci fanno compagnia e da dimenticare quando diventano un impegno.

Sono vite. E una società civile si riconosce anche dal modo in cui protegge le vite più fragili, silenziose e dipendenti dalle nostre scelte.

La vicenda è stata ricostruita sulla base del comunicato ufficiale del Comune di Bologna – Polizia Locale e dell’articolo pubblicato da La Stampa – La Zampa.

Le responsabilità contestate dovranno essere accertate definitivamente nelle sedi giudiziarie competenti.

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