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Tivoli, i cani delle cave restano liberi ma protetti: parte il progetto “Cani Liberi e Accuditi”

A Tivoli e Guidonia Montecelio entra nella fase operativa “Cani Liberi e Accuditi”: circa 60 cani delle cave censiti, 42 già sterilizzati e 34 reimmessi. Un progetto che punta a tutelare gli animali senza sostituire la libertà con il box quando non necessario.

Pubblicato: 30/09/2026

Circa 60 cani censiti, 42 già sterilizzati e 34 tornati nel loro territorio in meno di una settimana. A Tivoli e Guidonia Montecelio entra nella fase operativa un progetto che prova a costruire un modello diverso di gestione dei cani liberi: niente box quando non necessario, ma sterilizzazione, identificazione, assistenza veterinaria, alimentazione controllata e monitoraggio nel tempo.

È entrato ufficialmente nella fase operativa “Cani Liberi e Accuditi”, il progetto nato dal protocollo sottoscritto dai Comuni di Tivoli e Guidonia Montecelio con LAV per affrontare in maniera strutturata la presenza dei cani che da anni vivono nell'area delle cave.

Il progetto è stato presentato nel corso della conferenza stampa tenutasi al Grand Hotel Duca d'Este di Tivoli Terme, alla presenza dei rappresentanti delle amministrazioni locali, della Regione Lazio, della ASL Roma 5, della Protezione Civile e di LAV.

L'obiettivo va oltre una semplice campagna di sterilizzazione: creare un sistema stabile attraverso il quale i cani che possono continuare a vivere nel proprio ambiente possano farlo liberi, ma identificati, controllati, alimentati e tutelati.

Una distinzione fondamentale, perché la reimmissione sul territorio non equivale all'abbandono degli animali.

Circa 60 cani vivono nell'area delle cave

Il censimento effettuato nel febbraio scorso e aggiornato nei giorni precedenti l'avvio della fase operativa da Stray Dogs International Project ha stimato la presenza di circa 60 cani.

Si tratta in molti casi di animali con caratteristiche ferali o semiferali, che vivono da anni all'interno di gruppi sociali consolidati e mantengono una notevole distanza dall'essere umano.

È proprio questa particolare condizione ad aver portato alla scelta di un modello che non preveda automaticamente il trasferimento degli animali all'interno di strutture.

Per alcuni di questi cani, infatti, l'allontanamento definitivo dal territorio conosciuto e la permanenza in un box potrebbero non rappresentare necessariamente la soluzione migliore.

Un ospedale veterinario da campo nelle cave

Dal 24 settembre 2026, LAV ha allestito un ospedale veterinario da campo dotato anche di aree di degenza pre e post-operatoria.

Qui vengono effettuate le procedure necessarie alla gestione sanitaria degli animali.

Il percorso previsto comprende:

  1. censimento;
  2. cattura;
  3. valutazione sanitaria;
  4. valutazione comportamentale;
  5. sterilizzazione;
  6. microchippatura;
  7. iscrizione all'Anagrafe Canina;
  8. applicazione di una marca auricolare;
  9. reimmissione, quando possibile;
  10. monitoraggio sanitario e comportamentale nel tempo.

I primi risultati sono già significativi.

In meno di una settimana sono stati sterilizzati 42 cani: 19 maschi e 23 femmine. Di questi, 34 sono già stati reimmessi sul territorio.

Gli animali che necessitano di ulteriori cure vengono invece ospitati in strutture adeguate e potranno tornare successivamente nel proprio ambiente quando le loro condizioni lo consentiranno.

Perché alcuni cani vengono riportati nelle cave

Uno degli aspetti più importanti del progetto riguarda proprio la reimmissione.

L'obiettivo non è catturare indiscriminatamente gli animali e trasferirli in canile, ma valutare individualmente quali cani possano continuare a vivere nel territorio che conoscono.

«L'obiettivo non è semplicemente catturare e sterilizzare i cani, ma costruire un modello di gestione che permetta agli animali idonei di continuare a vivere liberi, tutelati e in sicurezza nel territorio che conoscono e all'interno dei loro gruppi sociali», ha spiegato Alessandra Ferrari, responsabile Area Animali Familiari di LAV.

Un principio particolarmente importante quando si ha a che fare con animali ferali o semiferali che hanno sviluppato nel corso degli anni proprie dinamiche sociali e una vita scarsamente dipendente dal rapporto diretto con l'uomo.

La libertà, però, dovrà essere accompagnata dalla tutela.

Reimmessi sì, abbandonati no

Il progetto stabilisce infatti un sistema continuativo di controllo.

I cani saranno identificabili attraverso le apposite marche auricolari e inseriti in un programma di monitoraggio sanitario e comportamentale.

I volontari autorizzati avranno il compito di controllarne la presenza e le condizioni, segnalare eventuali problemi e verificare anche l'arrivo di nuovi animali nell'area.

Anche l'alimentazione sarà organizzata.

Cibo e acqua verranno distribuiti in punti concordati con gli enti coinvolti, individuati per quanto possibile lontano dalle strade, dalle abitazioni e dalle altre aree considerate sensibili.

Non si tratta quindi di lasciare semplicemente i cani nel territorio dopo la sterilizzazione, ma di creare attorno a loro una rete permanente di gestione.

Ridurre al minimo lo stress degli animali

Particolare attenzione è stata riservata anche alle modalità di cattura, trattamento e permanenza temporanea degli animali.

Beatrice Rezzaghi, responsabile dell'Unità di Emergenza LAV, ha spiegato che l'associazione ha utilizzato le competenze maturate durante gli interventi in situazioni emergenziali per sviluppare, insieme al personale veterinario, procedure capaci di ridurre al minimo lo stress.

L'obiettivo è effettuare la sterilizzazione in sicurezza e permettere agli animali, quando le condizioni sanitarie lo consentono, di tornare nel proprio ambiente nel minor tempo possibile.

Tivoli: «Un problema annoso affrontato con un percorso condiviso»

Il sindaco di Tivoli Marco Innocenzi ha ricordato il percorso che ha portato all'avvio dell'intervento, partito dalla delibera dello scorso gennaio e proseguito attraverso il coinvolgimento di Regione Lazio, Comune di Guidonia Montecelio, ASL Roma 5 e Gruppo Operativo Soccorso.

«Abbiamo definito una procedura precisa: censimento, cattura, valutazione sanitaria e comportamentale, sterilizzazione e identificazione», ha dichiarato Innocenzi.

Il sindaco ha inoltre sottolineato l'importanza di verificare nel tempo i risultati ottenuti, con l'obiettivo di consolidare un sistema che possa eventualmente diventare un'esperienza utile anche per altri Comuni chiamati ad affrontare situazioni analoghe.

Guidonia Montecelio: benessere animale come indicatore di civiltà

Anche il sindaco di Guidonia Montecelio Mauro Lombardo ha evidenziato il valore della collaborazione tra istituzioni, operatori e associazioni.

Secondo Lombardo, la corretta gestione degli animali presenti sul territorio rappresenta non soltanto un obbligo normativo, ma anche «un indicatore del livello di civiltà di una comunità».

La collaborazione tra enti pubblici e associazioni diventa quindi uno degli elementi centrali dell'intero progetto.

ASL Roma 5: un modello di cooperazione tra pubblico e Terzo Settore

Il progetto coinvolge direttamente anche il Dipartimento di Prevenzione della ASL Roma 5 e la UOC Sanità Animale.

Il direttore del Dipartimento di Prevenzione, dott. Luciani, ha definito l'iniziativa un esempio di collaborazione strategica tra amministrazioni, autorità sanitarie e Terzo Settore.

L'intento è mettere insieme competenze tecniche, professionalità e risorse differenti per affrontare la gestione del randagismo attraverso un sistema che possa risultare efficace, sostenibile e rispettoso del benessere animale.

Alla presentazione ha partecipato anche la consigliera regionale del Lazio Micol Grasselli, che ha sottolineato l'importanza di un modello nel quale istituzioni, associazioni e volontari operino attraverso responsabilità definite, formazione e un rapporto strutturato con gli enti pubblici.

Il vero banco di prova arriverà nel tempo

I numeri della prima settimana raccontano un avvio importante, ma il valore del progetto potrà essere valutato soprattutto nei prossimi mesi.

Sterilizzare la popolazione presente è infatti soltanto una parte dell'intervento.

Sarà necessario controllare nel tempo il numero degli animali, le loro condizioni sanitarie e comportamentali, la stabilità dei gruppi e soprattutto l'eventuale ingresso di nuovi cani.

È qui che il monitoraggio costante e il coinvolgimento dei volontari locali potranno diventare determinanti.

Un progetto di questo tipo funziona soltanto se alla fase straordinaria dell'intervento segue una gestione ordinaria altrettanto efficace.

Un principio semplice: il box non deve essere l'unica risposta

La frase con cui LAV conclude il comunicato riassume probabilmente l'elemento più interessante dell'intero progetto:

«Non vogliamo sostituire la libertà con un box quando non è necessario».

Non significa lasciare gli animali a se stessi.

Significa provare a distinguere tra cani con esigenze differenti e riconoscere che, soprattutto nel caso di animali ferali o semiferali inseriti da anni in un territorio e in gruppi sociali consolidati, la tutela può assumere forme diverse dal ricovero permanente.

Sterilizzazione, cure veterinarie, identificazione, alimentazione controllata e monitoraggio diventano così gli strumenti attraverso i quali tentare di conciliare libertà e protezione.

AnimaliSOS seguirà l'evoluzione del progetto e i risultati del monitoraggio nel tempo, perché l'esperienza delle cave di Tivoli e Guidonia Montecelio può rappresentare un caso importante per comprendere se questo modello possa diventare una soluzione stabile e replicabile anche in altri territori.

Una cosa, intanto, è già cambiata: quei cani non sono più semplicemente “i cani delle cave”.

Sono animali censiti, identificati, curati e inseriti in un progetto che attribuisce responsabilità precise a chi dovrà occuparsi di loro.

Ed è proprio dalla continuità di questa responsabilità che dipenderà il successo dell'intera iniziativa.

Fonte: comunicato stampa sul progetto “Cani Liberi e Accuditi”, Comuni di Tivoli e Guidonia Montecelio – LAV, settembre 2026.

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