Una mutilazione dolorosa, inutile e incompatibile con qualunque idea di rispetto per gli animali.
Esistono pratiche talmente crudeli da risultare difficili persino da comprendere. Il declawing, conosciuto in italiano come onicectomia o deungulazione, è certamente una di queste.
Il termine potrebbe far pensare a un intervento simile al taglio delle unghie. Non è così.
Per impedire che gli artigli ricrescano, al gatto viene amputata la terza falange di ogni dito interessato: la parte terminale dell’osso dalla quale nasce l’artiglio. Significa sottoporre l’animale a una serie di amputazioni effettuate contemporaneamente.
Descriverlo semplicemente come “rimozione delle unghie” è quindi profondamente fuorviante. È come se, per impedire a una persona di avere nuovamente le unghie, le venisse amputata la parte terminale di tutte le dita.
Una mutilazione imposta per difendere mobili e divani
Nella maggior parte dei casi il declawing non viene eseguito per curare una malattia. Viene richiesto perché il gatto graffia il divano, rovina i mobili oppure potrebbe graffiare una persona.
In altre parole, un animale sano viene chirurgicamente mutilato affinché la sua natura non disturbi l’ambiente domestico creato dall’essere umano.
È questo l’aspetto più intollerabile della pratica.
Graffiare non è un capriccio né un difetto comportamentale. È un comportamento naturale e fondamentale attraverso il quale il gatto:
marca visivamente e olfattivamente il proprio territorio;
mantiene efficienti gli artigli;
distende e allena la muscolatura;
scarica tensione ed eccitazione;
comunica la propria presenza;
si arrampica e si difende.
Punire chirurgicamente un animale perché manifesta un comportamento proprio della sua specie significa pretendere di possederne il corpo senza accettarne la natura.
Se non siamo disposti ad avere in casa un animale che si comporta come un gatto, non dobbiamo amputare il gatto. Dobbiamo semplicemente evitare di adottarlo.
Dolore e conseguenze che possono durare nel tempo
L’intervento provoca inevitabilmente dolore acuto e comporta i rischi propri di una procedura chirurgica: emorragie, infezioni, zoppia, difficoltà nella guarigione e possibile ricrescita anomala dell’artiglio quando rimangono frammenti della falange.
Ma il problema potrebbe non concludersi con il periodo postoperatorio.
Uno studio pubblicato sul Journal of Feline Medicine and Surgery ha confrontato 137 gatti sottoposti a declawing con altrettanti gatti non operati. Nei primi è stata riscontrata una maggiore associazione con dolore alla schiena, eliminazioni fuori dalla lettiera, morsi e toelettatura eccessiva.
Lo studio era osservazionale e non consente di attribuire automaticamente all’intervento ogni singolo comportamento, ma le associazioni rilevate sono tutt’altro che trascurabili. Inoltre, nel 63% dei gatti operati esaminati radiograficamente erano presenti frammenti residui della terza falange.
Una ricerca pubblicata nel 2025 su Scientific Reports ha inoltre rilevato nei gatti sottoposti a declawing alterazioni sensoriali, maggiore sensibilità dolorosa e peggiori condizioni biomeccaniche e funzionali rispetto ai gatti non mutilati affetti da osteoartrite.
Il gatto, dopo l’amputazione, deve continuare a camminare e a sostenere il proprio peso su zampe la cui anatomia è stata modificata definitivamente. Non possiamo quindi ridurre tutto al dolore dei giorni successivi all’intervento e considerare chiusa la questione una volta rimossi i punti.
Il gatto mutilato può iniziare a mordere
C’è poi un paradosso che dimostra l’assurdità dell’intera pratica.
Il declawing viene talvolta giustificato con la volontà di rendere il gatto “più sicuro”. Ma un animale privato del proprio principale strumento difensivo può sentirsi maggiormente vulnerabile e ricorrere più facilmente al morso.
Anche il rifiuto della lettiera può essere collegato al dolore provato dalle zampe entrando in contatto con il substrato. Il risultato è che il gatto mutilato per eliminare un comportamento sgradito rischia di manifestarne altri, che potrebbero essere interpretati ingiustamente come dispetti o aggressività.
L’animale viene prima menomato per adattarlo alla casa e poi colpevolizzato per le conseguenze fisiche o comportamentali di ciò che gli è stato fatto.
In Italia gli interventi puramente estetici sono vietati
L’Italia ha ratificato, attraverso la Legge 4 novembre 2010, n. 201, la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia.
L’articolo 10 della Convenzione vieta gli interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto di un animale da compagnia o effettuati per altri scopi non curativi. Tra gli interventi espressamente indicati compare anche la rimozione degli artigli.
Sono previste eccezioni quando un veterinario ritenga l’operazione necessaria per ragioni mediche veterinarie o nell’interesse di uno specifico animale. È una distinzione fondamentale: curare una falange gravemente malata o lesionata non equivale ad amputare sistematicamente dita sane per proteggere un arredamento.
In Italia, quindi, il declawing effettuato per semplice comodità non rappresenta una pratica legittima. Definirlo moralmente un crimine contro l’animale è comprensibile; sul piano strettamente giuridico, l’eventuale qualificazione penale deve essere valutata concretamente dalle autorità competenti.
Il mondo veterinario prende posizione
Le principali organizzazioni specializzate in medicina felina condannano l’onicectomia elettiva.
L’American Association of Feline Practitioners si oppone fermamente al declawing non terapeutico e ricorda che graffiare costituisce un comportamento normale del gatto.
L’American Veterinary Medical Association riconosce che l’amputazione delle estremità delle dita è una procedura dolorosa, capace di provocare dolore cronico e alterazioni comportamentali, e scoraggia il suo impiego elettivo.
International Cat Care usa parole ancora più nette: quando non esiste una reale necessità terapeutica, considera il declawing un atto di mutilazione e una pratica non etica.
Non siamo quindi davanti a una disputa tra persone “troppo sensibili” e proprietari pragmatici. Siamo davanti a un problema di benessere animale riconosciuto dalla medicina veterinaria internazionale.
Le alternative esistono e non richiedono amputazioni
I graffi sui mobili possono essere gestiti rispettando il gatto.
Occorre offrire tiragraffi stabili, abbastanza alti da permettergli di distendersi completamente e rivestiti con materiali differenti. Devono essere collocati nei punti realmente frequentati dall’animale: vicino alle zone di riposo, alle finestre, agli ingressi o al mobile già scelto per graffiare.
È possibile proteggere temporaneamente divani e superfici, premiare il gatto quando utilizza il tiragraffi, arricchire l’ambiente e accorciare periodicamente soltanto la punta degli artigli, facendosi mostrare dal veterinario come procedere senza raggiungere la parte vascolarizzata.
Punizioni, urla e coercizione non insegnano al gatto dove graffiare. Aumentano soltanto stress e paura.
Se il comportamento diventa improvvisamente eccessivo, bisogna consultare un veterinario per escludere dolore, ansia o altre condizioni e, quando necessario, rivolgersi a un professionista competente in comportamento felino.
Il divano è un oggetto. Il gatto è una vita
Non può esistere alcun bilanciamento morale tra l’integrità fisica di un animale e l’integrità di un mobile.
Un divano può essere protetto, riparato o sostituito. Le falangi amputate non possono essere restituite al gatto.
La vera barbarie del declawing non risiede soltanto nella procedura chirurgica. Risiede nell’idea che il corpo di un animale possa essere modificato irreversibilmente affinché la sua presenza risulti più comoda, silenziosa e compatibile con le nostre pretese.
Un gatto non è un complemento d’arredo. Non è un oggetto da adattare alla casa e non è un giocattolo al quale rimuovere le parti considerate fastidiose.
Chi accoglie un animale assume il dovere di comprenderlo, rispettarlo e organizzare l’ambiente affinché possa esprimere i propri comportamenti naturali.
Amputargli le dita perché graffia il divano non significa educarlo.
Significa mutilarlo.
🐾 Questa storia non finisce qui.
Molte notizie continuano nei giorni successivi con nuovi sviluppi, provvedimenti, salvataggi, adozioni e aggiornamenti. Sul canale WhatsApp ufficiale di AnimaliSOS puoi seguire ciò che accade senza perderti le novità più importanti.
- Aggiornamenti sulle notizie
- Emergenze e segnalazioni urgenti
- Nuovi articoli e approfondimenti
- Guide e informazioni utili
- Iniziative e campagne
- Salvataggi, adozioni e lieti finali
Nessuno spam: solo notizie, emergenze e aggiornamenti utili.