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Displasia dell’anca nel cane: i segnali da riconoscere e come intervenire

La displasia dell’anca può provocare dolore, rigidità e difficoltà nei movimenti. Imparare a riconoscere i primi segnali permette di intervenire tempestivamente e aiutare il cane a mantenere una buona qualità di vita.

Pubblicato: 17/09/2026

La displasia dell’anca è una delle patologie ortopediche più conosciute nel cane. Può compromettere progressivamente la mobilità, provocare dolore e, nel tempo, favorire lo sviluppo di artrosi.

Non significa però necessariamente che un cane affetto da displasia sia destinato a non camminare più o ad avere una cattiva qualità di vita. Una diagnosi precoce e una gestione adeguata possono fare una grande differenza.

Per questo è importante conoscere i segnali e non sottovalutare eventuali cambiamenti nel modo in cui il cane cammina, corre, si alza o affronta le normali attività quotidiane.

Che cos’è la displasia dell’anca?

L’articolazione dell’anca è formata dalla testa del femore, che dovrebbe inserirsi correttamente in una cavità del bacino chiamata acetabolo.

Nella displasia dell’anca questa articolazione non si sviluppa o non funziona in maniera perfettamente congruente e stabile. Si può creare una maggiore lassità articolare e, con il tempo, l'alterazione dei normali rapporti tra le superfici articolari può provocare usura, infiammazione e artrosi.

La displasia ha una forte componente genetica, ma la sua manifestazione e gravità possono essere influenzate anche da altri fattori, tra cui crescita, peso corporeo, alimentazione e gestione dell’attività fisica.

È più frequente in numerose razze di taglia medio-grande e gigante, ma può interessare anche cani di taglia più piccola e meticci.

Quali sono i segnali?

Uno degli aspetti più insidiosi è che i sintomi possono essere molto diversi da un cane all’altro. Inoltre, la gravità delle alterazioni visibili agli esami radiografici non sempre corrisponde perfettamente all'intensità dei sintomi.

Tra i segnali che possono far sospettare un problema alle anche troviamo:

  1. difficoltà ad alzarsi dopo essere rimasto sdraiato;
  2. rigidità, soprattutto dopo il riposo;
  3. riluttanza a salire le scale;
  4. difficoltà a saltare sul divano, in automobile o su superfici rialzate;
  5. minore voglia di correre o giocare;
  6. zoppia degli arti posteriori;
  7. andatura insolita o ondeggiante del posteriore;
  8. corsa con entrambe le zampe posteriori che si muovono quasi contemporaneamente, la cosiddetta andatura “a coniglio”;
  9. difficoltà nel compiere determinati movimenti;
  10. riduzione della massa muscolare degli arti posteriori nei casi cronici.

Anche un cambiamento apparentemente caratteriale merita attenzione.

Un cane che improvvisamente non vuole più giocare, evita alcuni movimenti o appare meno attivo potrebbe non essere semplicemente “pigro”: potrebbe provare dolore.

Può comparire anche in un cane giovane?

Sì.

La displasia è una patologia dello sviluppo e alcuni cani possono mostrare sintomi già durante la crescita. In altri soggetti, invece, il problema può rimanere poco evidente per molto tempo e manifestarsi clinicamente più avanti, quando le alterazioni articolari e l'artrosi iniziano a provocare maggiori difficoltà.

Per questo motivo nei cani appartenenti a razze predisposte può essere particolarmente importante parlarne con il veterinario già durante la crescita.

Come viene diagnosticata?

Osservare il cane è importante, ma la diagnosi non può essere effettuata semplicemente guardandolo camminare.

Il veterinario valuterà la storia clinica dell’animale ed effettuerà una visita ortopedica, controllando mobilità delle articolazioni, eventuale dolore, massa muscolare e caratteristiche dell’andatura.

Quando necessario vengono effettuate radiografie specifiche delle anche. Per ottenere immagini correttamente posizionate e valutabili può essere necessaria una sedazione o anestesia, secondo il tipo di esame e le condizioni del cane.

Esistono inoltre protocolli radiografici specifici utilizzati per la valutazione ufficiale della displasia nei cani destinati alla riproduzione.

Cosa possiamo fare?

Il trattamento dipende da numerosi fattori: età del cane, gravità della displasia, presenza di artrosi, dolore, peso corporeo, livello di attività e qualità di vita.

Non esiste quindi una terapia identica per tutti.

Controllare il peso

Mantenere il cane nel suo peso forma è uno degli aspetti più importanti della gestione.

Ogni chilogrammo in eccesso rappresenta un carico maggiore sulle articolazioni già compromesse. Nei cani sovrappeso, una riduzione controllata del peso può contribuire in modo significativo a migliorare mobilità e comfort.

Attività fisica sì, ma controllata

Un cane con problemi articolari non dovrebbe necessariamente essere condannato all'immobilità.

Al contrario, un'attività appropriata può aiutare a conservare la muscolatura che sostiene l'articolazione.

Sono generalmente preferibili attività regolari e controllate, stabilite in base alle condizioni del singolo animale, evitando sforzi improvvisi, salti ripetuti e movimenti particolarmente traumatici.

In alcuni casi possono essere utili fisioterapia e riabilitazione veterinaria.

Gestire l’ambiente domestico

Anche piccoli accorgimenti possono aiutare un cane con difficoltà motorie:

  1. utilizzare tappeti o superfici antiscivolo sui pavimenti molto lisci;
  2. evitare salti inutili;
  3. utilizzare rampe quando necessario;
  4. offrire una cuccia comoda e facilmente accessibile;
  5. limitare, quando possibile, scale ripetute e movimenti che provocano evidente disagio.

L'obiettivo non è impedire al cane di muoversi, ma permettergli di farlo in maniera più sicura e confortevole.

Farmaci e integratori

Quando è presente dolore, il veterinario può prescrivere farmaci analgesici o antinfiammatori e impostare una terapia adatta al singolo animale.

È fondamentale non somministrare autonomamente farmaci destinati alle persone.

Ibuprofene, diclofenac, naprossene e altri medicinali di uso umano possono essere pericolosi o tossici per il cane.

Anche eventuali integratori per le articolazioni dovrebbero essere valutati insieme al veterinario: non tutti hanno le stesse evidenze di efficacia e, soprattutto, non devono sostituire una diagnosi e una terapia quando queste sono necessarie.

Quando può essere necessario l’intervento chirurgico?

In alcuni cani può essere presa in considerazione la chirurgia.

Esistono diverse tecniche e la scelta dipende soprattutto dall’età, dal tipo di alterazione articolare, dalla presenza di artrosi e dalle condizioni complessive dell’animale.

In determinati casi selezionati di cani giovani possono essere utilizzate procedure volte a modificare lo sviluppo o la biomeccanica dell’articolazione. Nei casi più avanzati possono invece essere considerate altre soluzioni chirurgiche, fino alla protesi totale dell’anca.

La valutazione deve essere effettuata dal veterinario e, quando indicato, da uno specialista in ortopedia veterinaria.

Non aspettare che il cane “non ce la faccia più”

Gli animali non possono dirci dove sentono dolore e spesso modificano gradualmente il proprio comportamento per adattarsi.

Un cane che non sale più sul divano, che esita davanti alle scale o che durante la passeggiata vuole tornare a casa prima del solito non sta necessariamente invecchiando e basta.

Sta comunicando qualcosa attraverso il proprio comportamento.

Riconoscere questi piccoli cambiamenti significa avere la possibilità di intervenire prima che il problema diventi più importante.

Una diagnosi di displasia non significa la fine di una vita normale

La displasia dell’anca può essere una condizione importante, ma oggi disponiamo di numerosi strumenti per affrontarla: controllo del peso, attività fisica adeguata, fisioterapia, gestione del dolore e, quando necessario, chirurgia.

Molti cani con displasia possono continuare ad avere una vita attiva, serena e soddisfacente.

La cosa più importante è non ignorare i segnali.

Se notiamo rigidità, difficoltà nel movimento, zoppia o cambiamenti nelle abitudini del nostro cane, rivolgiamoci al veterinario.

Perché quando un animale cambia improvvisamente il proprio modo di muoversi o di comportarsi, prima di pensare che “non abbia voglia”, dobbiamo chiederci se non stia invece cercando di dirci che qualcosa gli fa male.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la visita, la diagnosi o le indicazioni del medico veterinario.

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