A Mira si è ripetuto il cosiddetto “Novillo de Bomba”: materiali infiammabili accesi sulle corna di un animale terrorizzato, mentre la folla assiste e si diverte. Possiamo davvero continuare a chiamare cultura uno spettacolo costruito sulla paura e sulla sofferenza?
Lo chiamano “Novillo de Bomba”. Un nome quasi festoso, studiato per nascondere dietro il folclore ciò che le immagini mostrano con brutale chiarezza: un toro costretto a correre mentre sulle sue corna ardono materiali infiammabili, circondato da persone, grida, rumore e confusione.
È accaduto ancora una volta a Mira, nella provincia del Carchi, in Ecuador, durante le celebrazioni svoltesi nella notte di sabato 15 agosto 2026.
Le immagini diffuse sui social mostrano il corpo dell’animale avvolto dalla luce delle fiamme e investito da una pioggia di scintille. Intorno, decine di persone corrono, osservano, provocano il toro o cercano di sottrarsi alle sue reazioni.
Non è difficile comprendere ciò che sta vivendo quell’animale.
Non serve essere veterinari, etologi o studiosi del comportamento animale per riconoscere la paura. Basta guardarlo. Basta conservare un frammento di quella sensibilità che dovrebbe distinguere una società civile da una folla incapace di riconoscere la sofferenza quando diventa spettacolo.
Immagine di repertorio: toro sottoposto alla pratica del “toro embolado” in Spagna. La fotografia non ritrae l’evento avvenuto a Mira, in Ecuador. Foto: Estefanía Rodríguez Jiménez – Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0.
Un animale trasformato in intrattenimento
Secondo le ricostruzioni disponibili, il toro viene immobilizzato con delle corde. Sulle sue corna naturali viene applicata una struttura aggiuntiva, alle cui estremità sono fissate delle “bombe” realizzate con stracci e sostanze combustibili.
Le estremità vengono quindi incendiate e l’animale viene lasciato correre all’interno dello spazio destinato alla manifestazione, mentre alcune persone lo affrontano o lo provocano.
Il fuoco può anche non essere applicato direttamente sulla pelle perché ciò non rende questa pratica meno violenta.
Il calore, il fumo, le scintille, il rumore della folla, l’impossibilità di comprendere ciò che sta accadendo e la presenza di persone che continuano ad avvicinarsi costituiscono una condizione evidente di paura e stress estremo. A tutto questo si aggiungono il rischio di ustioni, traumi, cadute e lesioni provocate dalla fuga disordinata dell’animale.
Il punto non è soltanto stabilire se il toro abbia riportato ferite fisiche documentate. La sofferenza non comincia quando compare una ferita visibile. Un animale terrorizzato sta già subendo una forma di violenza.
La tradizione non assolve nessuno
Questa manifestazione non nasce oggi. Il “Novillo de Bomba” viene presentato come una tradizione identitaria del cantone di Mira e viene organizzato da molti anni in occasione delle celebrazioni locali.
Ma la durata di una pratica non può trasformarla automaticamente in qualcosa di giusto.
Anche molte forme di violenza sono state considerate normali per secoli. Sono state difese attraverso l’abitudine, la cultura, la religione o l’intrattenimento. Poi l’umanità ha imparato, almeno in parte, a riconoscerle per ciò che erano.
Una tradizione merita di essere conservata quando racconta la storia di una comunità senza produrre vittime. Quando, invece, per esistere ha bisogno di terrorizzare un essere vivente, non è patrimonio da proteggere: è una pratica da superare.
La cultura dovrebbe rappresentare l’evoluzione di una società, non diventare l’alibi utilizzato per impedire ogni cambiamento.
Dove sono le autorità?
Una manifestazione di queste dimensioni non avviene di nascosto. Non è il gesto improvviso di un singolo individuo compiuto lontano da occhi indiscreti. È un evento pubblico, annunciato, organizzato e seguito da centinaia o migliaia di persone.
Proprio per questo le responsabilità non possono essere cercate soltanto tra coloro che materialmente accendono le fiamme.
Dove sono le autorità locali? Chi autorizza la manifestazione? Quali controlli vengono effettuati sul benessere dell’animale? Chi valuta i rischi fisici e psicologici ai quali viene deliberatamente esposto? E quale istituzione può seriamente sostenere che tutto questo sia compatibile con il rispetto dovuto a un essere senziente?
L’Ecuador è peraltro uno dei Paesi che ha riconosciuto costituzionalmente i diritti della natura. Nel 2022 la Corte costituzionale ecuadoriana, affrontando il caso della scimmia Estrellita, ha riconosciuto che gli animali possono essere considerati soggetti di diritti in quanto elementi della natura.
Eppure, nello stesso ordinamento restano spazi ed eccezioni che consentono la prosecuzione di alcuni spettacoli con animali, soprattutto quando vengono giustificati come espressioni tradizionali o non hanno formalmente come finalità la loro uccisione.
Ma non uccidere un animale non significa rispettarlo.
Tra la vita e la morte esiste tutto il territorio della paura, del dolore, dello stress e della sopraffazione. È proprio lì che troppo spesso la legge decide di non guardare.
E dove sono le organizzazioni internazionali?
Davanti a immagini come queste, la domanda diventa inevitabile: dove sono le grandi organizzazioni internazionali per la protezione degli animali?
Dov’è una presa di posizione forte, pubblica e riconoscibile? Dove sono le pressioni sulle autorità locali e nazionali? Dove sono le campagne capaci di superare i confini dell’Ecuador e trasformare l’indignazione del momento in una richiesta politica concreta?
Il silenzio lascia spazio alla normalizzazione.
Ogni volta che una manifestazione simile si conclude senza conseguenze, il messaggio trasmesso è che la sofferenza di un animale può essere tollerata, purché abbia un nome tradizionale, richiami pubblico e venga inserita in un programma di festeggiamenti.
Le organizzazioni internazionali, le istituzioni, la politica e l’opinione pubblica non possono intervenire soltanto quando un animale muore davanti a una telecamera. Devono parlare anche quando viene deliberatamente terrorizzato per divertire una folla.
La specie che si proclama intelligente
Ci definiamo la specie intelligente. Quella capace di governare il pianeta, esplorare lo spazio, costruire intelligenze artificiali e comprendere i meccanismi più complessi della natura.
Eppure, davanti alla vulnerabilità di un animale, continuiamo troppo spesso a comportarci come se la forza ci concedesse automaticamente il diritto di usarlo.
Accendiamo il fuoco sulle corna di un toro e poi osserviamo la sua paura come se fosse un gioco. Ridiamo mentre cerca disperatamente di sottrarsi a qualcosa che non può comprendere. Chiamiamo “coraggio” il gesto di chi lo provoca e “tradizione” il terrore di chi non ha scelto di essere lì.
La vera misura dell’intelligenza umana non è ciò che siamo capaci di costruire. È il modo in cui decidiamo di trattare chi non può difendersi dal nostro potere.
E immagini come quelle provenienti da Mira pongono una domanda alla quale nessuna celebrazione può sottrarsi: se per divertirci abbiamo bisogno della paura di un altro essere vivente, siamo davvero la specie intelligente che sosteniamo di essere?
AnimaliSOS: questa pratica deve cessare
AnimaliSOS esprime una condanna netta del “Novillo de Bomba” e chiede alle autorità del cantone di Mira, al Governo dell’Ecuador e agli organismi nazionali e internazionali per la tutela degli animali di intervenire affinché questa manifestazione venga definitivamente sostituita con celebrazioni che non prevedano l’impiego di animali vivi.
Non chiediamo di cancellare la cultura di una comunità. Chiediamo che quella cultura evolva.
Una festa può continuare a esistere attraverso musica, rappresentazioni simboliche, installazioni, carri, fuochi scenografici e rievocazioni prive di animali. Non esiste alcuna ragione per la quale un essere vivente debba ancora essere immobilizzato, trascinato in mezzo a una folla e costretto a correre con il fuoco sulle corna.
La tradizione può cambiare.
La sofferenza subita, invece, non può essere cancellata.
*L'immagine si intende a scopo puramente illustrativo
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