PORDENONE – Colpo di scena nella vicenda della cornacchia che da settimane sta facendo discutere cittadini, istituzioni e associazioni animaliste. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli Venezia Giulia ha infatti disposto la sospensione dell’ordinanza che autorizzava l’abbattimento dell’animale, bloccando di fatto l’esecuzione del provvedimento fino alla discussione nel merito della controversia.
La storia della cornacchia di Pordenone
La vicenda aveva attirato l’attenzione nazionale dopo che una cornacchia era stata segnalata per alcuni comportamenti aggressivi nei confronti di passanti e ciclisti in una zona della città.
Secondo quanto emerso, l’animale avrebbe agito durante il periodo riproduttivo, una fase in cui molte specie di uccelli selvatici diventano particolarmente protettive nei confronti del proprio nido e dei propri piccoli. In seguito alle segnalazioni ricevute, il Comune aveva disposto un’ordinanza finalizzata all’abbattimento dell’esemplare.
Il ricorso delle associazioni
La decisione aveva però suscitato forti critiche da parte di associazioni e cittadini che ritenevano l’abbattimento una misura sproporzionata.
Attraverso un ricorso al TAR, gli animalisti hanno contestato la scelta dell’amministrazione sostenendo che non fosse stata dimostrata l’assenza di soluzioni alternative e che l’uccisione dell’animale dovesse rappresentare soltanto l’ultima opzione disponibile.
La decisione del TAR
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto la richiesta cautelare, sospendendo l’efficacia dell’ordinanza.
Nelle motivazioni preliminari, i giudici hanno evidenziato come non risulti sufficientemente dimostrata l’impossibilità di adottare misure diverse dall’abbattimento e hanno sottolineato che la soppressione dell’animale comporterebbe un danno irreversibile.
La cornacchia, almeno per il momento, non potrà quindi essere abbattuta.
Perché le cornacchie possono sembrare aggressive?
Molti episodi che coinvolgono cornacchie, gazze e altri corvidi si verificano tra primavera e inizio estate.
In questo periodo gli adulti difendono il territorio e soprattutto i giovani appena usciti dal nido. Non è raro che effettuino voli radenti, richiami insistenti o brevi attacchi intimidatori nei confronti di persone percepite come una minaccia.
Si tratta di comportamenti naturali osservabili in numerose specie selvatiche e che generalmente tendono a diminuire una volta conclusa la fase di crescita dei piccoli.
Un caso che riapre il dibattito
La decisione del TAR riaccende una questione spesso discussa nel rapporto tra uomo e fauna selvatica: quando un animale crea disagio o problemi di sicurezza, qual è il limite oltre il quale l’abbattimento può essere considerato una soluzione legittima?
Secondo molte associazioni animaliste, prima di arrivare all’uccisione dell’animale dovrebbero essere valutate tutte le possibili alternative, comprese misure di monitoraggio, delimitazione temporanea delle aree interessate o interventi di dissuasione non letale.
Il procedimento non è comunque concluso. L’udienza di merito è stata fissata per il 16 luglio 2026, data nella quale il TAR dovrà pronunciarsi definitivamente sulla legittimità dell’ordinanza.
La posizione di AnimaliSOS
AnimaliSOS ritiene che la tutela della sicurezza pubblica sia fondamentale, ma che ogni decisione riguardante la fauna selvatica debba essere supportata da una valutazione tecnica approfondita e dall’analisi di tutte le alternative disponibili.
La convivenza tra uomo e animali selvatici rappresenta una sfida sempre più frequente nelle città moderne e richiede equilibrio, competenza e responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Per il momento, la cornacchia di Pordenone è salva. Sarà il TAR, nelle prossime settimane, a stabilire quale sarà il suo destino definitivo.
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