Un colpo di fucile destinato agli uccelli. Poi qualcosa va storto e, dall'altra parte, a essere raggiunto dai pallini è un uomo.
È quanto accaduto nel Grossetano, dove un cacciatore di 76 anni è rimasto ferito durante una battuta di caccia.
Secondo la ricostruzione riportata dalla stampa locale, un altro cacciatore avrebbe sentito e visto alcuni uccelli alzarsi dietro la vegetazione e avrebbe esploso un colpo nella loro direzione. La rosata avrebbe invece raggiunto il 76enne, ferendolo a una mano, a un braccio e al gomito dell'altro braccio. L'uomo è stato soccorso e trasportato in ospedale e, secondo le prime informazioni, non sarebbe in gravi condizioni.
La dinamica esatta e le eventuali responsabilità dovranno naturalmente essere accertate dagli organi competenti.
Ma quanto accaduto pone ancora una volta una domanda che riteniamo legittima: quanto può essere considerata sicura un'attività ricreativa che prevede persone armate di fucile impegnate a sparare contro animali selvatici in ambienti naturali frequentati anche da altre persone?
La caccia non mette a rischio soltanto gli animali
La caccia viene spesso presentata come una tradizione, un'attività sportiva o una forma di gestione della fauna.
Noi di AnimaliSOS abbiamo una posizione differente.
Consideriamo la caccia praticata per divertimento una pratica anacronistica e crudele: uccidere un animale selvatico per il piacere di cacciarlo non rappresenta, nella nostra concezione del rapporto tra esseri umani e animali, qualcosa che possa essere definito uno sport.
Ma esiste anche un'altra questione, indipendente dalle differenti sensibilità nei confronti degli animali: la sicurezza.
Un proiettile o una rosata di pallini, una volta esplosi, non distinguono tra la preda, un altro cacciatore, un escursionista o una persona che si trovi accidentalmente sulla traiettoria.
Ed è proprio per questo che la legge italiana stabilisce precise limitazioni all'esercizio venatorio.
Cosa prevede la legge
La normativa nazionale di riferimento è la Legge 11 febbraio 1992, n. 157, che disciplina la protezione della fauna selvatica e il prelievo venatorio.
La legge parte peraltro da un principio che merita di essere ricordato: la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità nazionale e internazionale.
La normativa stabilisce inoltre specifiche distanze di sicurezza. Tra le altre disposizioni, è vietato esercitare la caccia entro 100 metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o luogo di lavoro e a meno di 50 metri da determinate strade e ferrovie. È inoltre vietato sparare con un fucile da caccia ad anima liscia, da meno di 150 metri, in direzione di abitazioni, luoghi di lavoro, strade e altre infrastrutture indicate dalla legge.
Sono regole necessarie proprio perché utilizzare un'arma da fuoco in un ambiente aperto comporta inevitabilmente dei rischi.
E allora la questione non può essere liquidata soltanto come quella del singolo incidente.
Un'attività che merita una riflessione collettiva
Ogni incidente ha una propria dinamica e sarebbe scorretto utilizzare un singolo episodio per attribuire automaticamente comportamenti irresponsabili a tutti i cacciatori.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare la questione più generale.
Boschi, campagne e sentieri non appartengono esclusivamente a chi pratica attività venatoria.
Sono attraversati da escursionisti, famiglie, agricoltori, cercatori di funghi, ciclisti, persone che portano a passeggio il proprio cane e cittadini che hanno semplicemente il diritto di vivere la natura senza trovarsi nelle vicinanze di colpi d'arma da fuoco.
Quante possibilità di errore siamo disposti ad accettare quando quell'errore può significare ferire o uccidere un essere vivente?
È questa, secondo noi, la domanda centrale.
La nostra posizione è chiara
AnimaliSOS nasce per tutelare gli animali e non intendiamo fingere una neutralità che non ci appartiene su questo tema.
Siamo contrari alla caccia praticata come attività ludica.
Riteniamo profondamente anacronistico che, nel 2026, l'uccisione di un animale possa ancora essere considerata una forma di svago.
La gestione della fauna selvatica, quando realmente necessaria per ragioni scientificamente documentate di conservazione, sicurezza o equilibrio ambientale, è una questione completamente diversa e deve essere affrontata attraverso competenze scientifiche, istituzioni e protocolli rigorosi.
Uccidere per divertimento è un'altra cosa.
E quando persino un'attività sottoposta a norme, distanze e precauzioni può terminare con un uomo raggiunto dai pallini destinati agli animali, crediamo sia legittimo domandarsi non soltanto come rendere la caccia più sicura, ma se questa pratica abbia ancora ragione di esistere nella società che vogliamo costruire.
Per gli animali.
E, come questo episodio ci ricorda, anche per noi stessi.
Fonte della notizia: MaremmaOggi.
Riferimento normativo: Legge 11 febbraio 1992, n. 157 – Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.
🐾 Questa storia non finisce qui.
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