Quando parliamo di “Animalitos”, forse non sai che il mondo animale è già stato deciso dall’uomo
C’è una parola che usiamo sempre più spesso.
Una parola dolce, quasi innocente.
Animalitos.
La scriviamo nei commenti, la troviamo nei post, la associamo a immagini tenere, a cuccioli, a storie che emozionano. È una parola che ci fa sentire dalla parte giusta.
Ma forse non sappiamo davvero cosa stiamo dicendo.
Perché mentre parliamo di Animalitos, esiste un dato che cambia completamente prospettiva:
oggi, sulla Terra, solo il 4% degli animali è selvatico.
Il restante 96% è composto da esseri umani e animali allevati da noi.
(fonte: https://ourworldindata.org/wild-mammals-birds-biomass)
Non è un dettaglio.
È un ribaltamento totale della realtà.
Significa che il mondo animale non è più “naturale”.
È, in gran parte, una costruzione umana.
E allora la domanda diventa inevitabile:
quando diciamo Animalitos, stiamo parlando di un mondo che esiste davvero…
o di un’immagine che ci fa stare tranquilli?
La contraddizione che non vogliamo vedere
Viviamo in una contraddizione costante.
Da una parte, condividiamo video di animali, li difendiamo, ci indigniamo, ci emozioniamo.
Dall’altra, accettiamo sistemi che decidono ogni giorno il destino di milioni di esseri viventi.
E non si tratta solo di allevamento.
Negli ultimi tempi, si torna a parlare anche di normative che vanno nella direzione opposta alla tutela:
proposte che mirano ad ampliare le specie cacciabili, a rendere più permissiva la caccia, a ridurre ulteriormente lo spazio di ciò che resta davvero selvatico.
In un mondo in cui il selvatico è già ridotto al 4%,
ogni scelta di questo tipo non è neutra.
È una direzione.
Il punto non è la caccia. È il modello
Ridurre tutto a “pro o contro la caccia” è superficiale.
Il punto reale è un altro:
che tipo di rapporto vogliamo avere con il mondo animale?
Perché oggi il dato è chiaro:
– controlliamo la maggior parte della vita animale
– decidiamo chi nasce e chi no
– decidiamo chi vive libero e chi no
– decidiamo chi ha valore e chi è invisibile
Questo non è equilibrio.
È gestione.
E quando gestisci qualcosa su questa scala,
non puoi più nasconderti dietro parole dolci.
Animalitos: parola o responsabilità?
Forse il problema non è usare la parola Animalitos.
Il problema è usarla senza consapevolezza.
Perché se davvero consideriamo gli animali come qualcosa di vicino, di fragile, di degno di attenzione, allora dobbiamo accettare anche ciò che questo comporta:
guardare i numeri,
guardare le scelte collettive,
guardare le direzioni politiche e culturali.
Non per fare polemica.
Ma per capire.
Da emozione ad azione
C’è una differenza enorme tra emozionarsi e agire.
Molti contenuti online si fermano al primo passo.
Creano coinvolgimento, ma non producono cambiamento.
Ed è proprio qui che nasce il senso di un progetto come AnimaliSOS:
trasformare la sensibilità in qualcosa di concreto,
ridurre la distanza tra chi vede un problema e chi può intervenire davvero .
Perché il punto non è solo “amare gli animali”.
Il punto è costruire sistemi che li tutelino davvero.
Conclusione
Quando parliamo di Animalitos, stiamo usando una parola che sembra piccola.
Ma dentro quella parola c’è tutto:
il nostro modo di vedere gli animali,
il nostro modo di gestirli,
il nostro modo di giustificare ciò che facciamo.
Il dato del 4% non è solo un numero.
È uno specchio.
E forse la domanda più onesta che possiamo farci è questa:
vogliamo continuare a guardare gli Animalitos come qualcosa di distante…
o iniziare finalmente a riconoscere che dipendono, quasi totalmente, da noi?
🐾 Questa storia non finisce qui.
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