Per molto tempo abbiamo commesso un errore: misurare l’intelligenza degli altri animali usando la nostra come metro.
Più un animale sembrava comportarsi come noi, più eravamo disposti a definirlo intelligente. Tutto il resto finiva spesso nella comoda categoria dell’“istinto”.
Poi abbiamo iniziato a osservare meglio.
E tra gli animali che più hanno messo in crisi questa visione ci sono loro: i corvi.
Dietro quell’aspetto nero, familiare e a volte persino inquietante si nasconde un sistema cognitivo sorprendentemente sofisticato. I corvidi sono capaci di risolvere problemi, utilizzare strumenti, ricordare persone, apprendere dall’esperienza e, in determinate condizioni sperimentali, persino scegliere oggi qualcosa che servirà loro più tardi.
Non sono impressioni o racconti popolari. Sono capacità osservate e studiate sperimentalmente.
Ti ho visto. E non mi sono dimenticato di te
Uno degli esperimenti più famosi arriva dall’Università di Washington.
Il gruppo del professor John Marzluff catturò alcuni corvi per inanellarli. Durante l'operazione i ricercatori indossavano una particolare maschera raffigurante un volto umano.
Per gli animali quella faccia divenne associata a un’esperienza negativa.
Quando successivamente persone che indossavano la stessa maschera tornarono nella zona, i corvi reagirono con richiami di allarme e comportamenti ostili. La cosa interessante è che non reagivano nello stesso modo quando la maschera non veniva indossata.
I corvi, quindi, avevano riconosciuto e ricordato quel volto.
E non per qualche minuto.
Le osservazioni mostrarono che erano in grado di conservare a lungo quell'associazione. Ancora più interessante, altri individui sembravano acquisire l'informazione attraverso il comportamento dei propri simili: il riconoscimento di un possibile pericolo poteva quindi diffondersi socialmente all'interno della popolazione.
In altre parole: se un corvo impara che rappresenti un pericolo, potrebbe non essere l'unico corvo a saperlo.
foto: Bejan Adrian via pexels
La favola di Esopo diventa un esperimento scientifico
C'è una famosa favola attribuita a Esopo nella quale un corvo trova dell'acqua all'interno di un recipiente ma non riesce a raggiungerla con il becco.
La soluzione?
Lascia cadere dei sassi nel contenitore, facendo salire progressivamente il livello dell'acqua.
Una bella storia.
Peccato che qualcosa di sorprendentemente simile sia stato osservato davvero in laboratorio.
In uno studio pubblicato su PLOS ONE, alcuni corvi della Nuova Caledonia vennero messi davanti a problemi basati proprio sullo spostamento dell'acqua.
Gli animali dovevano ottenere una ricompensa galleggiante che si trovava troppo in basso per essere raggiunta direttamente.
I corvi impararono a inserire oggetti nel recipiente per far salire il livello dell'acqua, ma la parte più interessante furono le loro scelte.
Preferivano il recipiente contenente acqua rispetto a quello contenente sabbia. Sceglievano più frequentemente oggetti che affondavano rispetto a quelli che galleggiavano e oggetti solidi rispetto a quelli cavi, cioè proprio quelli capaci di spostare una maggiore quantità d'acqua.
Non superarono invece tutte le varianti più complesse dell'esperimento.
Ed è proprio questo a rendere lo studio interessante: non dimostra un'intelligenza “magica”, ma una capacità di comprendere alcune relazioni fisiche con limiti ben identificabili.
Gli autori arrivarono a descrivere alcune delle loro prestazioni come paragonabili, in quei compiti specifici, a quelle osservate in bambini tra i 5 e i 7 anni.
foto: Ayush Singh via pexels
Se lo strumento non esiste, lo costruisco
I corvi della Nuova Caledonia sono particolarmente famosi per l'utilizzo di strumenti.
Ma uno degli esperimenti più impressionanti è stato pubblicato nel 2018 su Scientific Reports.
A otto corvi venne presentato un problema nuovo.
Una ricompensa era troppo lontana per essere raggiunta e i singoli pezzi messi a disposizione degli animali erano troppo corti per arrivarci.
Nessuno strumento disponibile, preso singolarmente, permetteva quindi di risolvere il problema.
Bisognava fare qualcosa di diverso:
costruirne uno nuovo unendo più elementi.
Quattro degli otto corvi riuscirono spontaneamente a combinare due pezzi creando uno strumento sufficientemente lungo per raggiungere il cibo.
Ma un individuo, chiamato Mango, andò oltre.
Quando fu necessario, arrivò a costruire strumenti composti da tre e persino quattro elementi.
Non gli era stato mostrato come farlo.
Non esisteva in partenza lo strumento corretto da scegliere.
Doveva essere costruito.
È una distinzione enorme.
Una cosa è vedere un bastoncino e capire che può servire per raggiungere qualcosa.
Un'altra è trovarsi davanti a pezzi che, da soli, non servono allo scopo e combinarli per ottenere un oggetto nuovo e funzionale.
Mi servirà dopo
C'è poi una capacità ancora più difficile da studiare: pensare a una necessità futura.
In un esperimento sui corvi della Nuova Caledonia, gli animali venivano prima messi davanti a un determinato apparato. Successivamente dovevano scegliere tra diversi oggetti e soltanto più tardi potevano tornare davanti al problema.
Per ottenere la ricompensa dovevano quindi scegliere in anticipo lo strumento adatto a quello specifico compito.
I corvi furono capaci di selezionare lo strumento giusto per il problema che avrebbero affrontato successivamente, ignorando anche oggetti che erano stati utili in altre circostanze e una ricompensa alimentare di basso valore.
Questo tipo di esperimento è importante perché tocca una questione che per molto tempo abbiamo considerato quasi esclusivamente umana: la capacità di compiere una scelta nel presente in funzione di qualcosa che accadrà nel futuro.
foto: Bejan Adrian via pexels
Una tecnologia dei corvi?
In natura i corvi della Nuova Caledonia non si limitano a raccogliere oggetti.
Fabbricano strumenti.
Possono lavorare materiale vegetale e produrre utensili dotati persino di una sorta di uncino, utilizzati per estrarre prede da fessure e cavità.
E quell'uncino non è un vezzo.
Uno studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution ha mostrato che gli strumenti uncinati permettono ai corvi di recuperare il cibo diverse volte più rapidamente rispetto agli strumenti privi di uncino.
Esistono inoltre esperimenti che suggeriscono che questi animali possano conservare una sorta di modello mentale delle caratteristiche di un oggetto e riprodurne successivamente alcune proprietà durante la fabbricazione. È una delle ipotesi studiate per comprendere come determinate tecniche di costruzione degli strumenti possano essere trasmesse nelle popolazioni di corvi della Nuova Caledonia.
Parlare di una vera “tecnologia” animale richiede naturalmente prudenza.
Ma quello che osserviamo è comunque straordinario: esistono animali non umani che selezionano materiali, modificano oggetti e producono strumenti funzionali per risolvere problemi.
Ma come può un cervello così piccolo fare tutto questo?
Ed è forse questa la parte più affascinante.
Un corvo non possiede un cervello costruito come il nostro.
L'evoluzione degli uccelli e quella dei mammiferi hanno seguito strade molto diverse, eppure entrambe hanno prodotto, in alcuni casi, capacità cognitive estremamente sofisticate.
Questo dovrebbe insegnarci qualcosa.
L'intelligenza non deve necessariamente assomigliare alla nostra per essere intelligenza.
Un animale non deve parlare, costruire città o risolvere equazioni per possedere memoria, capacità di apprendimento, flessibilità comportamentale o abilità nella soluzione dei problemi.
La natura sembra aver trovato più di una strada per arrivare a forme complesse di cognizione.
Forse dovremmo cambiare la domanda
Quando osserviamo un animale tendiamo ancora troppo spesso a domandarci:
“Quanto è intelligente rispetto a noi?”
Forse è la domanda sbagliata.
Un corvo non è un essere umano incompleto.
È il risultato di milioni di anni di evoluzione all'interno di un mondo diverso dal nostro, con problemi diversi da risolvere e strumenti biologici differenti con cui farlo.
Eppure riconosce individui.
Ricorda.
Impara.
Risolve problemi.
Costruisce strumenti.
In alcune condizioni sa scegliere qualcosa oggi perché gli servirà domani.
Più studiamo gli animali, più il confine netto che per secoli abbiamo cercato di tracciare tra “noi” e “loro” diventa difficile da sostenere.
Forse la scoperta più importante sull'intelligenza dei corvi non riguarda affatto i corvi.
Riguarda la nostra difficoltà ad accettare quante forme possa assumere l'intelligenza quando smettiamo di cercare, negli altri animali, soltanto una copia di noi stessi.
🐾 Questa storia non finisce qui.
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