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Campi Flegrei, oltre duemila sfollati. E nell’emergenza gli animali rischiano di diventare invisibili

Abitazioni inagibili, famiglie costrette a lasciare le proprie case e volontari lasciati soli nella tutela delle colonie feline. Le istituzioni annunciano nuovi fondi, ma sul territorio restano ritardi, difficoltà e domande senza risposta.

Pubblicato: 13/08/2026

La terra continua a tremare nei Campi Flegrei. Dietro i numeri delle scosse, delle ordinanze di sgombero e degli edifici dichiarati inagibili ci sono migliaia di persone costrette ad abbandonare la propria casa. Ma c’è anche un’emergenza meno visibile: quella degli animali domestici, dei randagi e delle colonie feline presenti nelle zone colpite.

Quando una famiglia viene evacuata, spesso non è sola. Ci sono cani e gatti da trasferire, animali anziani o malati che non possono essere lasciati indietro. E ci sono colonie feline che dipendono quotidianamente dalla presenza di volontari e cittadini: se quelle persone vengono allontanate, se gli accessi vengono interdetti o se manca un coordinamento pubblico, chi garantisce cibo, acqua, cure e controlli?

È questa una delle questioni sollevate da Laura Iovinelli, portavoce del Comitato Emergenza Campi Flegrei e cittadina sfollata dopo il sisma del 20 maggio 2024. Secondo la sua denuncia, mentre la comunicazione con le istituzioni rimane difficile, alcune colonie feline sarebbero state lasciate in condizioni di grave precarietà e la sorte degli animali liberi sul territorio continuerebbe a essere affidata quasi esclusivamente all’impegno dei volontari.

Un’accusa seria, che deve essere riportata come testimonianza e richiesta di intervento, ma che pone una domanda alla quale le amministrazioni non possono sottrarsi: nei piani operativi per l’assistenza agli sfollati, quale spazio concreto è stato riservato agli animali?

La scossa del 31 luglio e lo sciame sismico

Alle 19:46 del 31 luglio 2026, i Campi Flegrei sono stati colpiti da un terremoto di magnitudo durata 4.7, con magnitudo momento 4.4, localizzato tra Pozzuoli e Quarto a una profondità di circa tre chilometri.

Secondo l’Osservatorio Vesuviano dell’INGV, si tratta dell’evento di maggiore energia registrato nell’area da quando sono disponibili dati strumentali.

La scossa principale è stata seguita da un intenso sciame. Tra il 27 luglio e il 2 agosto l’INGV ha rilevato complessivamente 456 terremoti, 245 dei quali localizzati con magnitudo uguale o superiore a zero. Lo sciame iniziato la sera del 31 luglio comprendeva, nei dati preliminari, 217 eventi.

Il fenomeno non si è fermato immediatamente: il 10 agosto è stata registrata un’altra scossa di magnitudo 3.0 e l’11 agosto un evento di magnitudo 1.9.

Il livello di allerta per i Campi Flegrei resta giallo. Questo non equivale all’annuncio di un’eruzione imminente, ma indica un disequilibrio del sistema e parametri di monitoraggio superiori ai valori ordinari.

A luglio sono stati registrati 426 terremoti nell’area. Il sollevamento del suolo continua con una velocità media stimata, dagli inizi di febbraio 2026, in circa 10 millimetri al mese. Dal novembre 2005, alla stazione di riferimento del Rione Terra, il sollevamento complessivo ha raggiunto circa 167,5 centimetri.

Questi dati non autorizzano previsioni catastrofiche, ma confermano la necessità di monitoraggio continuo, prevenzione e messa in sicurezza del patrimonio edilizio.

Il numero reale degli sfollati

Il conteggio degli sfollati è aumentato rapidamente durante le verifiche sugli edifici.

Nei primi aggiornamenti successivi al terremoto si parlava di circa 300 persone evacuate. Il 5 agosto gli sfollati avevano già superato quota 700. Il 7 agosto, nel solo Comune di Pozzuoli, risultavano sgomberate 1.652 persone.

L’ultimo bilancio dettagliato disponibile, diffuso il 9 agosto, riferiva di:

  1. 123 ordinanze di sgombero o interdizione;
  2. 831 nuclei familiari coinvolti;
  3. 2.172 persone destinatarie dei provvedimenti;
  4. 2.060 persone in sistemazione autonoma;
  5. 112 persone accolte in strutture alberghiere;
  6. altre 68 persone ospitate presso il Palatrincone, comprese persone non direttamente destinatarie di un’ordinanza.

Sommando anche queste ultime presenze, il numero delle persone assistite arrivava a circa 2.240.

Le cifre possono differire da una fonte all’altra perché alcune riportano soltanto i destinatari delle ordinanze, mentre altre includono anche chi, per paura o per condizioni di particolare fragilità, ha trovato accoglienza nelle strutture pubbliche.

A questi numeri devono aggiungersi gli sfollati registrati negli altri Comuni colpiti. Il 7 agosto risultavano dieci persone in sistemazione autonoma a Bacoli e 38 a Monte di Procida.

Non si tratta dunque di qualche centinaio di persone temporaneamente allontanate, ma di un’emergenza abitativa che coinvolge ormai migliaia di cittadini.

Che cosa ha fatto il Governo

Sarebbe scorretto sostenere che negli ultimi anni non sia stato adottato alcun provvedimento. È però altrettanto necessario distinguere tra risorse annunciate o stanziate, progetti approvati e interventi effettivamente conclusi.

Nel 2023 il Governo ha approvato il decreto-legge n. 140, destinando complessivamente 52,2 milioni di euro a misure di prevenzione, al potenziamento del monitoraggio, alla verifica della vulnerabilità degli edifici, alla pianificazione dell’emergenza e al rafforzamento delle amministrazioni coinvolte.

Nel 2024 è stato approvato il Piano straordinario di analisi della vulnerabilità delle zone edificate. Dopo il terremoto di magnitudo 4.4 del 20 maggio 2024 è stato inoltre dichiarato lo stato di mobilitazione del Servizio nazionale della Protezione civile e sono state introdotte misure per l’assistenza abitativa e la riparazione degli immobili residenziali dichiarati inagibili.

Il Governo ha successivamente indicato oltre 470 milioni di euro per interventi pubblici:

  1. 186 milioni per la riqualificazione sismica degli edifici pubblici;
  2. 284 milioni per infrastrutture e opere strategiche.

È stato inoltre nominato un commissario straordinario incaricato di coordinare e accelerare gli interventi.

Dopo il terremoto del 31 luglio 2026 è stato approvato un ulteriore stanziamento di 100 milioni di euro, suddiviso in:

  1. 30 milioni per il 2026;
  2. 70 milioni per il 2027.

Le risorse sono destinate alla riparazione dei danni e alla riqualificazione sismica delle abitazioni principali dichiarate inagibili in seguito agli eventi del 31 luglio e del 1° agosto.

Il nuovo provvedimento finanzia inoltre il contributo per l’autonoma sistemazione degli sfollati: da 400 euro mensili per una persona fino a 900 euro per i nuclei composti da almeno cinque persone, con maggiorazioni previste in presenza di determinate condizioni di fragilità.

La Regione Campania ha stanziato un primo milione di euro per l’assistenza immediata alla popolazione di Pozzuoli, compresa l’ospitalità temporanea nelle strutture alberghiere.

Sono provvedimenti concreti e non possono essere ignorati. Ma lo stanziamento di una somma non coincide automaticamente con la conclusione dei lavori, con l’erogazione immediata dei contributi o con il rientro delle famiglie nelle proprie case. È proprio nello spazio tra la norma approvata e la sua applicazione che nascono molte delle proteste dei cittadini.

Le denunce di Laura Iovinelli

Laura Iovinelli conosce direttamente questa distanza. Sfollata dal maggio 2024, è diventata una delle voci più riconoscibili delle famiglie colpite dal bradisismo.

Da oltre due anni denuncia ritardi, difficoltà nella comunicazione, incertezza sulle verifiche degli edifici e l’assenza di risposte sufficientemente rapide per chi non può rientrare nella propria abitazione.

A questa battaglia si è aggiunta quella per gli animali. La Iovinelli ha richiamato l’attenzione, in particolare, sulle condizioni dei gatti presenti nell’area del Lago d’Averno e sulle difficoltà incontrate nel garantire cibo, cure, sterilizzazioni e assistenza alle colonie feline.

Le sue affermazioni sulla condizione degli animali rappresentano una denuncia proveniente dal territorio e non risultano accompagnate, al momento, da un censimento pubblico complessivo degli animali rimasti senza assistenza. Proprio la mancanza di dati ufficiali costituisce però parte del problema: non sapere quanti animali siano coinvolti non significa che il problema non esista.

Significa, semmai, che qualcuno avrebbe dovuto contarli.

Gli animali non possono dipendere soltanto dai volontari

La normativa nazionale e quella regionale non considerano i gatti liberi animali senza tutela.

La legge quadro n. 281 del 1991 protegge i gatti che vivono in libertà. La legge regionale della Campania n. 3 del 2019 attribuisce responsabilità precise alla Regione, ai Comuni e ai servizi veterinari delle ASL per il controllo del randagismo, il censimento delle colonie, le sterilizzazioni e la tutela sanitaria degli animali.

Le colonie feline non dovrebbero quindi essere considerate un affare privato delle persone che portano quotidianamente le ciotole. I volontari svolgono un lavoro indispensabile, ma non possono essere trasformati nell’unico presidio esistente.

Anche la pianificazione nazionale per il rischio vulcanico riconosce la presenza degli animali domestici: la Protezione civile invita i cittadini che intendono utilizzare i mezzi pubblici di evacuazione a comunicare preventivamente al proprio Comune la presenza di animali, affinché possa esserne organizzato il trasporto.

Questa previsione riguarda soprattutto gli animali che vivono in famiglia. Resta molto meno chiaro, nella comunicazione pubblica disponibile, che cosa debba accadere alle colonie feline, ai cani vaganti e agli animali presenti nelle aree interdette.

È qui che serve una procedura operativa, non una generica promessa.

Che cosa dovrebbe essere garantito

Ogni Comune interessato dall’emergenza dovrebbe rendere pubblico un piano specifico per gli animali, indicando:

  1. un referente istituzionale unico per cittadini e volontari;
  2. il censimento aggiornato delle colonie feline nelle zone sgomberate;
  3. le modalità di accesso controllato alle aree interdette per alimentazione e cure;
  4. il coinvolgimento dei servizi veterinari dell’ASL;
  5. strutture temporanee capaci di accogliere insieme persone e animali;
  6. soluzioni per chi non può portare il proprio animale in albergo;
  7. procedure per il recupero degli animali rimasti negli edifici evacuati;
  8. scorte di cibo, acqua, trasportini, farmaci e materiali veterinari;
  9. un coordinamento con associazioni e volontari già attivi sul territorio.

Nessun cittadino dovrebbe essere costretto a scegliere tra la propria sicurezza e quella del proprio animale. E nessuna colonia dovrebbe rimanere senza assistenza soltanto perché chi se ne occupava è stato evacuato.

Un’emergenza non è davvero gestita se lascia indietro i più fragili

Il Governo ha stanziato risorse rilevanti. La Regione ha attivato prime misure di assistenza. I Comuni stanno effettuando controlli e adottando ordinanze. Dire che non sia stato fatto nulla non sarebbe corretto.

Ma neppure l’elenco dei decreti può essere sufficiente a descrivere la realtà vissuta da chi è fuori casa da mesi o da anni.

L’efficacia dell’intervento pubblico non si misura soltanto nelle somme stanziate. Si misura nei tempi necessari per ricevere una risposta, nella possibilità di trovare un alloggio dignitoso, nella rapidità delle verifiche, nella chiarezza delle informazioni e nella capacità di tutelare tutti gli esseri viventi coinvolti.

Le denunce di Laura Iovinelli e degli altri cittadini non devono essere liquidate come semplice esasperazione. Devono essere verificate e ascoltate. Se esistono colonie feline prive di assistenza, le istituzioni competenti devono intervenire, censire gli animali e garantire il supporto necessario.

Perché durante un terremoto la paura non distingue tra esseri umani e animali. E una Protezione civile davvero completa non può farlo dopo.

Per maggiori informazioni, l'indirizzo del gruppo facebook del comitato emergenza campi flegrei: https://www.facebook.com/groups/964918175169398/media

Fonti principali: INGV – bollettino settimanale dei Campi Flegrei, INGV – aggiornamento sullo sciame del 31 luglio, Protezione civile – piano di vulnerabilità, Protezione civile – norme di comportamento, Regione Campania – assistenza alla popolazione, ANSA – aggiornamento sugli sfollati, Regione Campania – legge sulla tutela degli animali.

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